Race Report – Kullamannen Ultra 2016

Ancora un post sulla Svezia? Si lo so sto diventando noioso ma metà del mio cuore è svedese come metà della mia famiglia…per cui abituatevi, ogni tanto un post scandinavo ve lo dovrete subire :-).

Questa volta è un race report! La cronaca della mia avventura al Kullamannen Ultra 2016.
La gara quest’anno si è svolta il 31 ottobre e partiva ed arrivava a Mölle, scelta molto intelligente da parte degli organizzatori che ha permesso alle famiglie dei corridori, agli abitanti del villaggio e anche a semplici curiosi di divertirsi assaporando il clima festoso, facendo il tifo per i corridori e godendosi tutti gli eventi correlati alla gara.

Mölle dal mare
Mölle dal mare

Infatti nel porto è stato allestito un “villaggio olimpico” con vari stand, finanche una griglieria su ruote, che ha rimpinzato tutti di ottima carne alla brace e birra.
Il lungomare è stato quindi particolarmente affollato perché il percorso, che si snodava attraverso un circuito nella riserva naturale di Kullaberg, era da ripetere tre volte, per un totale di 66 km e quasi 3000 metri di dislivello, e proprio nel porto era stato allestito anche un grande ristoro con cibi e bevande calde.

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Ma parliamo della gara, alle 7 di sabato mattina, dopo aver affrontato un lungo viaggio e con poche ore di sonno scatta la partenza! In una luce crepuscolare di alba scandinava, fortunatamente con una temperatura clemente attorno ai 15 gradi si manifesta il kullamannen sul suo cavallo che scandisce il conto alla rovescia e allo scoccare dello zero parte al galoppo in testa al gruppo dei corridori come ad indicarci la via. Tutto molto bello e scenografico anche perché ai margini della strada sono stati allestiti diversi bracieri con fuochi accesi.

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E via con il primo giro, quello che potrei definire della scoperta, in quanto si percorre il tracciato una prima volta e tutto è novità ed avventura. Dopo un tratto nel villaggio in lieve salita si abbandonano le tipiche case svedesi dal tetto di paglia, si entra nel bosco e si calpesta lo sterrato. La luce filtra dalle creste degli alberi si corre veloce costeggiando un laghetto, sali e scendi, i kilometri scorrono, si attraversa un pascolo e giù veloci in discesa fino al mare.

La spiaggia è di ciottoli, il che rende difficoltosa la corsa ma ben presto peggiora, i sassi lasciano infatti il posto a massi grossi tondi e scivolosi. La corsa si trasforma in un salto da un sasso all’altro. E’ un tratto davvero tecnico e pericoloso, un concorrente di fianco a me cade, mi si gela il sudore sulla schiena ma miracolosamente non si rompe ne la testa ne una gamba anche se ne esce malconcio.
Un attimo dopo tocca a me scivolare e finire con entrambe le scapre in una bella pozza di acqua salmastra! Mi è andata bene, ma ora mi toccherà una bella gara umida!

Alla fine della spiaggia vediamo il “castello” di Nimis nel regno di Ladonia, è il prossimo obbiettivo, una volta raggiunto lo si costeggia e si inizia a salire, una salita mozzafiato per ripidità al termine della quale si pensa di aver passato la parte più dura della gara. Errore dopo un po’ di sali scendi si ritorna a scendere e si arriva di nuovo al mare. È da qui che si accede nella “zona della morte”. Una salita ripidissima e con sfondo talmente sdruciolevole che a volte si fa un passo avanti e due indietro. Per questo in alcuni tratti quest’anno sono state posizionate delle corde.

Ed è davvero la zona della morte…almeno per molte delle mie cellule cerebrali (già poche, lo dimostra il fatto che volta dopo volta continuo ad iscrivermi a vari ultratrail) stroncate dalla mancanza di ossigeno.
Inoltre ogni tanto sento urlare “Sten!” e poco dopo grosse pietre mi passano accanto rotolando giù dalla montagna, è così che imparo una nuova parola di svedese, sten vuol dire pietra.

La fatica finisce (momentaneamente) quando si raggiunge Hokult, il punto più alto della penisola di Kullaberg e di tutta la gara, vista spettacolare a 360°, che abbraccia mare collina e campagna, per cui unisco l’utile al dilettevole e mi prendo un attimo per godermela e contemporaneamente riprendere fiato.

Penisola di Kullaberg
Penisola di Kullaberg

Si riparte, da qui fino al faro, sull’estrema punta ovest della penisola, si alterneranno sali e scendi, boschi, laghi pascoli e ogni tanto qualche discesa spezza ginocchia e salita svuota polmoni si faranno sentire.
Nel frattempo il sole si è alzato nel cielo, l’aria si è scaldata e la giornata mite aiuta a far girare le gambe velocemente.
Al faro finalmente ci attende un primo ristoro e personalmente l’incontro con qualche supporter (fidanzata, suocera e qualche amico) che mi sprona un sacco.

ighthouse a Kullaberg - David Castor pics
ighthouse a Kullaberg – David Castor pics

Riparto quindi con le ali ai piedi ed ed affronto subito un breve tratto di discesa su pietraia lungo la scogliera, davvero tecnico.
Dopo questa difficoltà il percorso procede a mezzacosta alternando discese dolci e salite altrettanto morbide. Principalmente si attraversano pascoli dove serenamente brucano moltissime mucche pelose, il tutto correndo in direzione del sole, verso il paese che tra un promontorio ed un altro si fa vedere, ma soprattutto costeggiando il mare di cui si gode la vista splendida ed il profumo inebriante.

Piano piano si scende verso la spiaggia, la si costeggia e si entra il paese. Qui si avverte il clima di festa e si gode dell’incitazione di molte persone presenti per fare il tifo o come semplici curiosi.

Personalmente passando di fronte ad una terrazza affacciata sulla baia ho sentito una voce che mi incitava: “Come on! You are crazy!”
Voltandomi ho visto un uomo in vestaglia, con un bicchiere di vino in mano, abbracciato dalla moglie. Immagine di calma e tranquillità che mi ha portato a rispondergli: “I’m crazy and you are smarter, look at me than at you…”
Fortunatamente la sua risposta invece è stata estremamente incoraggiante e di stimolo, perché mi ha spronato davvero tanto dicendomi: “you are the smartest and you are doing something outstanding! Come on!
E’ nata un’amicizia “stradale” infatti nei giri successivi quest’uomo è sempre stato sulla terrazza ed ogni volta che passavo mi ha riempito di incitazioni e complimenti.

Ed eccomi alla fine del primo giro, l’arrivo al porto, il chiasso della folla, un ristoro molto bene attrezzato in cui gusto un brodo caldo e altro cibo solido. Mi idrato, saluti amici e parenti e si riparte.

Il secondo giro mi spaventa un po’, il primo è novità il secondo ripetizione. Infatti scorre un po’ più noiosamente e la fatica si fa sentire. Sui sassoni sulla spiaggia di Nimis prendo un buon ritmo e recupero qualche posizione.

Sulla spiaggia di Nimis, Ladonia
Sulla spiaggia di Nimis, Ladonia

Arrivati alla zona della morte con mio grande “dispiacere” (mai ho goduto così tanto di un cambio percorso) scopro che il primo tratto della salita mortale è stata tagliata. Probabilmente è stata ritenuta troppo pericolosa date le innumerevoli pietre che franavano giù.

Poco dopo finisco l’acqua…tengo duro ma ad un certo punto la sete è troppa. Non ho velleità di classifica voglio solo godermi la corsa per cui ad un certo punto mi fermo a raccogliere more ( è fine ottobre ma evidentemente le more che da noi a fine agosto sono già secche e bruciate dal sole qui hanno goduto di un clima mite e di un autunno particolarmente temperato).
Alcuni concorrenti mi superano…ridono e uno mi dice “mai visto un corridore fermarsi a raccogliere frutti di bosco”.
Potenza della sete, penso.

Arrivo di nuovo al faro, posso bere e riempire le borracce. Riparto, arrivo in paese e saluto l’uomo del terrazzo. Giunto al ristoro mi fermo per un po’, altri amici sono arrivati a fare il tifo e ho piacere a salutarli e godermi la loro compagnia, in più la zuppa calda è proprio buona.

In pratica il secondo giro è stato molto lento ma non ho nessun rimpianto, riparto così serenamente per il terzo e ultimo giro.

Ormai psicologicamente si “vede la fine” per cui tutto scorre più facile.
Come sempre negli ultra alterno momenti in cui le gambe girano meravigliosamente a momenti in cui sembrano bloccate. Ed è in uno di questi momenti che mi raggiunge una ragazza.
Mi affianca e si ferma di fianco a me, iniziamo a chiacchierare. E’ una triatleta, non ricordo il suo nome ma ci teniamo compagnia, le gambe ripartono.
Arriviamo alla spiaggia e allungo un po’ sui massi, ma poi rallento e l’aspetto. Affrontiamo le salite e arriviamo in cima a Hokult insieme. Proseguiamo tra una chiacchera ed un’altra insieme ma ecco che le gambe si bloccano ancora, lei tiene il ritmo e mi distacca.

Mentre procedo lento colgo l’occasione per reidratarmi, prendere un gel e mangiare un pezzetto di barretta. Saggia decisione perché poco dopo riparto come se fossi fresco. Raggiungo la ragazza procedo un po’ con lei ma poi mi accorgo di averne di più e procedo per sfruttare il momento positivo, conscio che il momento di crisi potrebbe sempre essere dietro l’angolo.

E invece quel momento non arriva. Arriva invece l’imbrunire, le ombre si allungano e mi accorgo di avere fatto male i conti e soprattutto di non avere con me la frontale.

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Fortuna “che gioco in casa”, chiamo la mia compagna (fortuna che ho anche il telefono e superfortuna che ho lei) e mi accordo per un randevouz per recuperare la lampada.
Arrivati al luogo di incontro ormai al limite della visibilità lei ancora non c’è…arriva dopo qualche minuto trafelata a salvarmi. Accendo la torcia ringrazio tantissimo la mia salvatrice e riparto. Della triatleta ancora nessuna traccia.

Da qui al faro sono pochi kilometri e poco dopo arrivo al ristoro, ormai è buoi. Me la prendo comoda, bevo e mangio qualcosa, mi copro perché ormai è freschino e proprio mentre sto ripartendo vedo arrivare la triatleta.
E’ senza frontale, ci penso una frazione di secondo e decido, l’aspetterò e la aiuterò. Ci attende una discesa tecnica ed un percorso non facile per cui non ho proprio idea di come potrebbe farcela senza luce.
Mi ringrazia moltissimo, la aspetto mentre si sfama e si idrata anche lei e ripartiamo.
Ovviamente procediamo molto lenti perché spesso devo girarmi a fare luce anche a lei. Mi spiace non usufruire della “condizione di grazia” delle mie gambe, ma va bene così non ho velleità di classifica mi basta arrivare al traguardo e se posso aiutare qualcun altro a farlo sono contento.

Passando dai pascoli le mucche in notturna sembrano meno amichevoli e la ragazza ha un po’ paura. Riusciamo a sorpassare anche questo “ostacolo”.
Finalmente arriviamo in paese e saluto il solito uomo della terrazza (che ormai ha abbondantemente finito la bottiglia e forse non era la prima).

Appena l’illuminazione pubblica lo permette la ragazza mi saluta e parte per un lungo sprint. Vedi ad essere altruista… Rimango un po’ stranito ma va be che importa…vada pure, io voglio solo godermi l’arrivo nel magico porto di Mölle.
Manca poco, percoro gli ultimi cento metri accompagnato dal suono dei campanacci da mucca agitati dagli spettatori. Arrivo al traguardo, che soddisfazione, anche la triatleta si ricorda mi de, mi viene incontro mi ringrazia e mi alza il braccio in un gesto di gioia, il cronometro si blocca su 11 ore e 16 minuti e finalmente abbraccio la mia compagna e bevo una birra!

KULLAMANNEN ULTRA 2015 – Mölle (SWEDEN)
66 km 2500m D+

PRO
– Contesto spettacolare, non sono le Alpi ma correre in un parco naturale sul mare alternando passaggi in spiaggia a salite ripide e passaggi tecnici merita.
– Il paese di Mölle è davvero gradevole, vedere case dal tetto di paglia dai tipici colori pastello non è cosa da tutti i giorni.
– Spettatori molto calorosi.

CONTRO
– Pacco gara assente, bella la fibbia della cintura come premio finisher ma dato che l’iscrizione non è regalata poteva starci anche un cadeau per tutti i partecipanti

DA VALUTARE
– Il clima a fine ottobre in Svezia potrebbe non essere dei migliori (rispetto all’italia potrebbe essere paragonata ad una gara a dicembre. Può però essere molto mite come lo è stato quest’anno con un caldo sole.
– Il sole cala prima (circa un’ora in anticipo rispetto all’Italia), da tenere presente in fase di preparazione strategia e zaino.
– Una trasferta all’estero ha sempre dei costi più alti rispetto alla gara dietro l’angolo. La Svezia poi non è un paese economico, anche se non è così caro come si crede nell’immaginario comune. Ad ogni modo è possibile trovare dei voli economici da Milano a Copenaghen (Easyjet e SAS) e da li prendere treno e pullman (circa 2 ore totali) per arrivare a Mölle. Il mio consiglio è di pianificare una breve vacanza oltre alla partecipazione alla gara in modo da poter assaporare la Svezia.

Pietro S.

Pietro S.

Amo la natura, viaggiare e sono curioso.
Ho scoperto la corsa e ho capito che è un ottimo mezzo per esplorare ed immergermi nell'ambiente che mi circonda.
A quel punto il passo è stato breve e ora sono trail addicted!

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